Uno sguardo raro, a Roma il festival del cinema sulle malattie rare



COME raccontare le malattie rare? Come ricostruire la storia di chi si è sentito dire dal proprio medico che non aveva idea di quale patologia soffrisse? E come far percepire il senso di solitudine e isolamento che intrappola chi è affetto da una malattia rara? “Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza” diceva Bergman, regista svedese. È questa consapevolezza alla base di Uno sguardo raro il festival di cinema internazionale sul tema delle malattie rare che si svolge fino al 3 febbraio a Roma, giunto ormai alla quarta edizione. Un festival “portatore sano di emozioni” per raccontare come sia possibile superare i propri limiti, fisici e non solo.

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• IL FESTIVAL
Attraverso più di 800 filmati in gara, i partecipanti da tutto il mondo descrivono la realtà di chi convive quotidianamente con una patologia rara. “L’obiettivo – sottolinea la direzione artistica – è quello di promuovere le migliori opere video sulle malattie rare e creare un punto d’incontro tra il cinema e questo mondo. La nostra missione diventa quindi trasformare l’invisibilità dei malati rari in visibilità e vogliamo raccontare il “vivere diverso” per far riflettere sull’importanza della comprensione, dell’inclusione e della gentilezza”.
I filmati in gara sono corti, cortissimi e documentari provenienti da 83 diversi paesi del mondo: Giappone, Iran, Uzbekistan ma anche Turchia e Stati Uniti. Ogni contributo porta la testimonianza di un paziente, un operatore, qualcuno il cui quotidiano è plasmato dalla malattia. Le storie raccontano momenti di speranza e di riscatto. Come accade a Gemma, una ragazza affetta da tumore neuroendocrino ma che non vuole rinunciare alla vita e l’amore. O la storia di un uomo che improvvisamente si trova a confrontarsi con la diagnosi di Fibrosi polmonare idiopatica e che cerca di trovare la forza di accettarla e andare avanti. Ma anche di crescita e consapevolezza di se, come ci viene raccontato in “Carlotta’s face” dove la protagonista scopre solo dopo alcuni anni di essere affetta da una patologia che non le permette di riconoscere i volti delle persone. O come accade a Kauan, bambino albino nato da genitori di colore, che ci porta con leggerezza nella sua giornata tipo.

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I PREMI IN PALIO
Tra tutti i contributi ricevuti ne sono stati selezionati 21 che concorrono per l’assegnazione di numerosi premi. Come ogni anno il vincitore del festival sarà decretato da una giuria popolare: il 2 febbraio, alla Casa del cinema di Roma, il pubblico potrà votare il proprio filmato preferito. Ma non è l’unico riconoscimento. Grazie alla collaborazione con la Federazione italiana relazioni pubbliche (Ferpi) sarà assegnato anche un premio per la comunicazione all’interno del workshop sull’impatto del video e delle arti creative nella comunicazione delle malattie rare. Ogni anno il festival cresce, attirando interesse sempre più vasto. Per questo motivo, l’edizione di quest’anno può vantare nuove collaborazioni che hanno permesso la creazione di nuovi premi fuori concorso come il premio Heyoka. Il termine, preso in prestito dalla cultura dei nativi americani, indica coloro che hanno ricevuto dalle divinità il dono della diversità e che possono dunque, grazie a delle capacità empatiche superiori, intuire l’animo di chi li circonda. Il premio Heyoka nasce dall’incontro di Uno sguardo raro con Ability channel, portale dedicato al mondo della disabilità, e vuole raccontare storie di comprensione, libertà e onore. Le narrazioni che concorrono a questo riconoscimento partono dalla condizione di disabilità per arrivare alla quotidianità per cambiare la prospettiva del mondo attraverso un punto di vista diverso dal solito.

I corti in concorso saranno proiettati il 2 febbraio dalle 15.30 nella sala Deluxe della Casa del Cinema. Le premiazioni avranno luogo il giorno successivo.  

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Mario Calabresi
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