Un viaggio per conoscere “l’Italia che soffre”



PER molti pazienti rappresenta il viatico per una buona morte. Così che quando il medico propone loro la terapia del dolore, si sentono spacciati: allora sono un malato terminale, pensano. In realtà – spiega Francesco Gungui, scrittore e autore di “Oltre la terapia. Viaggio nel cuore dell’Italia che soffre” (Giunti 2019) – si tratta di un timore spesso infondato. “In oncologia per esempio, ridurre il dolore serve soprattutto ad aiutare i malati ad affrontare al meglio la chemio o la radioterapia”, spiega Gungui, che ha girato la penisola alla ricerca di storie di medici, pazienti e caregiver impegnati, dall’una o dall’altra parte, nella battaglia contro questo scomodo compagno di vita. Dodici storie che fanno capire quanto ancora resta da fare per gestire al meglio questa condizione.

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Obiettivo del progetto poi confluito nel libro, continua infatti lo scrittore, era proprio quello di raccontare i benefici della terapia del dolore senza paura e senza pregiudizi, attraverso le parole di chi, in prima persona o attraverso l’esperienza di un proprio caro, affronta la sofferenza per una condizione patologica, che si tratti di cancro, emicrania o depressione. Proprio per la sua diffusione e capillarità in diverse condizioni, il dolore rappresenta infatti non solo un problema clinico, ma anche un problema socio-economico rilevante: nel mondo più di quattro milioni di persone soffrono di dolore oncologico e in Italia più di 45.000 pazienti hanno un dolore oncologico grave.

“Incontrando tante persone negli ospedali e fuori, ho capito che nel nostro paese, anche grazie alla legge 38 del 15 marzo 2010, l’accesso dei malati alla terapia del dolore e alle cure palliative è garantito, e i medici sono generalmente ben consapevoli di tutte le armi che hanno a disposizione. Quello che ho riscontrato, invece, è una forte diffidenza da parte dei malati e dei loro familiari, e una mancanza di informazioni preziose che potrebbero invece dare loro il giusto sollievo e una nuova forza per combattere la loro battaglia contro la malattia che li ha colpiti”.

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Nelle storie raccolte da Gungui emerge inoltre l’importanza dell’ascolto come parte integrante del percorso di cura. Solo se il medico è in grado di valutare con attenzione l’impatto del dolore sulla qualità di vita del paziente, attraverso un processo di comprensione e di empatia, può garantirgli una cura efficace e duratura nel tempo. “Dalle narrazioni dei pazienti emerge infatti anche un altro tema: quello della credibilità”, continua Gungui: il dolore è per sua natura impalpabile, invisibile e spesso difficile da descrivere. Così accade che i malati non riescano a raccontare al meglio la loro sofferenza, e i medici non abbiano tempo di ascoltare le loro storie. I dati dicono che questo sintomo invalidante è trattato adeguatamente solo nel 40% dei casi. E in un’analisi rivolta agli oncologi italiani è emerso che tre quarti di essi si sentono inadeguati nel gestire al meglio la terapia. Un’occasione perduta, insomma, che consente al dolore di proseguire indisturbato il suo percorso.


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Carlo Verdelli
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