Sampmania: tener fuori Gabbiadini è sempre più difficile | Serie A




Visto? Io ve lo dicevo, che bastava una vittoria con il Cagliari per cambiare la percezione che abbiamo di questa Sampdoria. Anche un successino così, piccolo piccolo, striminzito, arrivato al termine di una partita non esaltante. Una di quelle gare che sembravano destinate a non sbloccarsi mai. Un po’ come quella di Frosinone, per intenderci. Questione di dettagli, di centimetri, di piccolezze che fanno la differenza tra una sconfitta e tre punti di ossigeno puro. Il Cagliari probabilmente era una squadra ancora più difficile da affrontare rispetto al Frosinone: i rossoblù magari creeranno poco in attacco, ma si difendono con ordine e picchiano. Eccome se picchiano. Ieri al Ferraris hanno cominciato dal primo secondo, e non hanno smesso per tutti e novanta i minuti. Probabilmente con un altro metodo di arbitraggio sarebbero fioccati i cartellini. Ad esempio quello su Deiola, da rosso diretto senza alcun tipo di dubbi né diritto di replica. Tutto sommato però è andata bene così.

La notizia se mai è che la Sampdoria ha vinto una partita arcigna, una di quelle che Giampaolo definisce gare ‘sporche’. Non ci era quasi mai riuscita, nell’arco dell’ultimo triennio. Ad un certo punto ammetto di aver pensato in tribuna che i blucerchiati quella sfida non ci sarebbero proprio riusciti a sbloccarla. Almeno sino all’ottavo del secondo tempo. Poi, è entrato Manolo. E il volto dell’attacco è cambiato totalmente. Gabbiadini ha trasfigurato il reparto offensivo della Samp. La sensazione, netta, è stata che dal momento dell’ingresso in campo dell’ex Southampton in poi il Doria avrebbe potuto segnare in qualsiasi momento. Certo, quando Cragno ha tolto dalla porta un pallone che pareva impossibile ammetto di aver pensato “ecco, anche oggi è una partita stregata”, ma è stato solo un attimo, giuro. A questo punto però sorge spontanea una domanda: si può tenere fuori ancora a lungo il numero 23 blucerchiato? Secondo me, no. Con buona pace di Defrel, che corre tantissimo avanti e indietro per il campo. Peccato, perchè quando arriva negli ultimi venti metri, si ritrova completamente – e comprensibilmente – in debito d’ossigeno al momento della conclusione. Altre note di merito sparse: Andersen, che imposta e dribbla in difesa con una tranquillità persino inquietante, e Colley che di testa le prende tutte. Di fronte aveva Pavoletti, forse il miglior interprete nella specialità di tutta la Serie A. Il pivot dei sardi non l’ha mai battuto in duello aereo, Omar da Banjul lo ha cancellato dal campo. Benone anche Ekdal, da rivedere Praet, che non riesce a scrollarsi di dosso il compitino, un confusionario Saponara e anche il generoso Quaglia. Intoccabile, per carità, anche oggi l’ha risolta lui, ma forse una partita per tirare il fiato servirebbe persino al ’27’. Va bene che ha vent’anni, ma persino i ragazzini ogni tanto devono riposare. Senza voler peccare di lesa maestà eh, sia chiaro.

Quella di ieri era anche una Sampdoria nervosa: Giampaolo ha protestato a lungo con il guardalinee e con l’assistente per una punizione che il Cagliari aveva battuto troppo avanti, segno evidente che ali blucerchiati questi tre punti importavano eccome. Ora la classifica dice Samp a 36, a meno 2 da Torino, Atalanta e Lazio (che ha una partita in meno). Se dovesse fare risultato a Ferrara,sarà obbligatorio far trovare all’Atalanta un catino bollente al posto del Ferraris tra due settimane, quando a Genova arriverà Gasperini. Lì sì che servirà la partita sporca, la squadra brutta e cattiva. Prima però invertiamo la tendenza a Ferrara, con la Spal. Si tratterà probabilmente del crocevia della stagione. Per scacciare lo spettro del ‘soito calo’ si parte da lì.



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