Premier top, Champions flop: le inglesi deludono. City-Liverpool, ora o mai più | Primapagina




È opinione molto diffusa che in Premier League si giochi il calcio più affascinante d’Europa e, forse, del mondo. Se questo è indubitabile per quanto riguarda le atmosfere (stadi, pubblico, passione, calore e correttezza) è meno vero dal punto di vista tecnico-tattico. A dircelo, in modo inequivocabile, è un piccolo excursus che mi sono concesso guardando alle ventisei edizioni della Champions League, già Coppa dei Campioni. Le inglesi hanno vinto solo quattro volte, contro le undici della Spagna, le cinque dell’Italia, le tre della Germania. E, se vogliamo, un po’ di Italia c’era anche nell’ultimo successo che data la stagione 2011-2012 quando il Chelsea s’impose sul Bayern Monaco. A guidare quella squadra era Roberto Di Matteo, allenatore che, a dispetto del clamoroso risultato ottenuto, non ha avuto una carriera brillante come avrebbe meritato almeno a livello di opportunità. Prima del Chelsea avevano conquistato la Champions il Manchester United (1999 e 2008) e il Liverppool dell’epica rimonta sul Milan (da 0-3 a 3-3 e successo ai calci di rigore nel 2005).  

KLOPP ZERU TITULI – Ora, può essere che una fra Liverpool e Manchester City – cioè le due più forti in Premier – torni sul tetto d’Europa proprio alla fine di questa stagione. Fatto sta che la squadra di Klopp, per adesso perdente sia in Inghilterra che i Europa, l’anno scorso è stata battuta in modo netto (3-1) nella finale con il Real Madrid. Tutti sanno quanto abbia inciso il portiere Karius nella sconfitta. Nessuno, invece, ricorda che il Liverpool poteva contare su un tridente (Mané, Firmino, Salah) che aveva messo insieme 30 gol contro i 28 di Ronaldo, Benzema e Bale. Stando così la situazione, Klopp avrebbe dovuto sfruttare di più il suo potenziale offensivo e mettersi nelle mani di un portiere più affidabile. Per quest’ultima esigenza – e anche per vincere il campionato – è arrivato Alisson dalla Roma. Eppure il Liverpool attuale non ha ancora compiuto quel salto di qualità che gli investimenti (oltre duecento milioni dall’inizio del 2018) esigerebbero. È vero che la squadra è in testa al campionato, anche se con un solo punto di vantaggio sul Manchester City, ma è altrettanto vero che negli ultimi tempi fatica a segnare. Nell’andata degli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco non ha schiodato il risultato dallo 0-0 e così è accaduto anche nell’ultimo turno con il Manchester United. Su Klopp mi sono già espresso: è bravo, ma quando si guida un colosso come il Liverpool non si deve lasciar passare troppo tempo per arrivare alla vittoria. Dal 2015, anno del suo insediamento, l’allenatore tedesco è ancora fermo a zero titoli. PEP, ORA O MAI PIU’ – Non è solo di lui, comunque, che voglio parlare, ma del calcio inglese in generale. A dispetto degli investimenti (acquisti, ingaggi e proventi della Lega) le squadre d’Oltremanica vengono spolpate da un calendario nazionale spietato. Si dice che gli inglesi giocano sempre ed è vero perché tra campionato, coppe nazionali (quella di Lega e FA Cup), Charity Shield (la Supercoppa d’Inghilterra) e l’attività delle nazionali non c’è un attimo di pausa. Da questa stagione è stata provvidenzialmente abolita la ripetizione della gara in caso di pareggio in FA Cup (gara unica più supplementari e rigori). Ma chi va in Champions ci arriva comunque stanco e spesso usurato. Tuttavia il Manchester City di Guardiola, fresco vincitore della Coppa di Lega, ha la rosa più vasta e qualitativa di tutta l’Inghilterra. Fa un po’ specie, dunque, sentire dire all’allenatore che probabilmente la sua squadra non è ancora matura per conquistare il massimo trofeo continenatale. Ma domando: se non ora quando? Probabile che Guardiola sia un furbo di tre cotte e che, anche se in modo grossolano, tenda a nascondersi. Però se c’è una squadra inglese in grado di competere con le grandi del resto d’Europa, questa è il Manchester City. Vale per Guardiola in Champions quanto detto per Klopp del campionato: il successo non può più attendere.

CHE RISCHIO! – Tra i risultati sorprendenti delle gare di andata degli ottavi ci metterei il 3-0 del Tottenham ai danni del Borussia Dortmund. Il vantaggio dovrebbe rappresentare una garanzia per gli uomini di Pochettino, sicuri del passaggio del turno almeno quanto il City (3-2 in casa dello Schalke 04). Fortemente a rischio lo United (superato in casa dal Psg), incerto il destino del Liverpool. La possibilità che il calcio inglese dimezzi le sue squadre all’ingresso degli ottavi è concreta. Solo il City, a quel punto, potrebbe arrivare fino in fondo. Anzi, in qualche modo, ne sarebbe obbligato.



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