Laziomania: Caro Spalletti, nel calcio tutto torna. Ti dedico Giacomelli | Serie A



Spalletti, tutto torna. Ti dedico Giacomelli. Una volta Simone Inzaghi ha detto: ‘Nel calcio, prima o poi, tutto viene pareggiato’. Si riferiva ad una sola stagione, ma per qualche dio del calcio, ovunque sia, l’arco stagionale forse è un lasso temporale troppo risicato per intervenire. Forse stava facendo altro, quel dio, quel giorno con Giacomelli

Io c’ero, allo stadio, quel giorno. Lazio-Torino. Ho sviluppato poi nei mesi una vera e propria fissazione per quell’arbitro. Andavo, vado, a controllare ogni volta come si muove in campo, se sbaglia qualcosa. Come a cercare l’ulteriore riprova che si sia solo trattato di un errore, di quelli che capitano ogni domenica. O che sbagli sempre, quasi consolare una parte di me che si è fermata là. Che è poi quella parte di me che si ferma sempre quando vede un’ingiustizia insanabile. La Lazio ha detto di non aver bisogno di maghi ed esorcisti: forse io, per questa cosa con quell’arbitro, una capatina la farei. 

Me lo ricordo come se fosse ora: Immobile che va a crossare, Iago Falque che allarga il braccio, RIGORE. Gridiamo tutti, interiormente. Così palese, così dannatamente evidente, che ancora ci ripenso. Mi ricordo di essermi seduto di nuovo, in tribuna stampa, pronto a scrivere sul tabellino: “rig.” Poi Giacomelli decide che no, quello non è rigore. Passano pochi minuti, e va al VAR. Ma no, non per rivedere il braccio di Iago Falque. Va al VAR per espellere Ciro Immobile, reo di aver sfiorato Burdisso, gesto violentissimo che nemmeno nei peggiori bar di Caracas. 
Me lo ricordo come se fosse ora: da quel momento, o forse da prima, ma in quel momento tutto è sembra lecito, si è sviluppata una psicosi contro i gilet gialli arbitrali. Ogni azione veniva rivista, ogni posizionamento sezionato. Il regalo della Lazio di Natale, prassi di ogni gara prenatalizia che Dio manda in terra, viene rifiutato. La Lazio va davanti alle telecamere a dire che si sente fortemente danneggiata. Ogni decisione contestata. Di fatto è cominciata un’escalation, una conta di errori che hanno accompagnato la Lazio in tutta la stagione. L’hanno azzoppata, in due modi: alimentando la psicosi, e pregiudicandone il campionato con tanti piccoli errorini. Un circolo vizioso che ha portato al gran finale, il grande Harakiri, che per 3-4 mesi di questa stagione ancora abbiamo pagato. Andare a processo certi che il giudice sia di parte: a questo ci ha condannato Giacomelli. Giusta o sbagliato che fosse, questa era la sensazione opprimente: tutto deciso, in Champions deve andare l’Inter. 

Ma nel calcio, lo ha detto una volta Simone, tutto torna. Per questo, quando ho visto Spalletti inviperito contro Caressa, ieri, nel post-partita di Fiorentina-Inter, davvero una bella partita, per un fallo di mano, in una posizione così simile a quella di Iago Falque, mi è sembrato così dannatamente karma. Mi è sembrato così dannatamente naturale. Mi è sembrato finalmente giusto.

Spalletti che dà del tifoso (di che squadra, potete immaginare, comunque lotta per il quarto posto) a Caressa: forse il mondo è tornato sul suo asse, ieri sera. Da ieri sera, forse smetterò di guardare ogni notte come è andato Giacomelli, quella domenica. Io c’ero quel giorno, mr Spalletti. Per fortuna, nel calcio, alla fine tutto torna.