Il robot entra in corsia e aiuta a fare la diagnosi



IL NOME ce l’hanno. R1 il più grande, Pepper il secondo, anche in onore del suo “fisico” scattante. Per oltre due mesi sono stati tra le corsie dell’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” a San Giovanni Rotondo, non lontano da Foggia, per imparare a riconoscere i sintomi dei pazienti, ad aiutarli in caso di bisogno, a monitorare che nelle stanze andasse tutto bene, soprattutto di notte. Ad avvertire medici e infermieri se qualcosa non li convinceva.

Sono robot, ma dotati di intelligenza artificiale ed è quello a renderli speciali. Tra i primi a essere impiegati nelle corsie di un ospedale. Un tirocinio – a pensarla da umani – iniziato a novembre e appena terminato. Ora che sono tornati a casa, R1 e Pepper dovranno fare un passo in più: dotarsi della capacità di comprendere un paziente, diventare “empatici”. Per gli scienziati è lo step successivo: rendere i robot in grado di codificare le informazioni ricevute. E di farlo in maniera autonoma.

• COLLABORAZIONE A QUATTRO
Il tutto è stato messo in piedi da tre realtà italiane del mondo della ricerca, dell’innovazione e della sanità: una collaborazione triangolare tra l’Istituto italiano di tecnologia (IIT), il laboratorio di ricerca di Roma di Konica Minolta e la “Casa Sollievo della Sofferenza” e dall’azienda giapponese SoftBank robotics, con l’obiettivo di ottimizzare l’utilizzo di R1 (realizzato dall’IIT) e di Pepper (sviluppato da SoftBank) in una realtà come quella dell’ospedale pugliese.

“Come conseguenza del nostro impegno in alcuni progetti di ricerca, è stato naturale per noi accogliere Konica Minolta Laboratory Europe e Istituto Italiano di Tecnologia per implementare la robotica all’interno dell’ospedale” racconta Francesco Giuliani, Ict, Innovation & Research manager all’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. “Vogliamo andare avanti con nuove sperimentazioni che migliorino le condizioni di lavoro degli operatori sanitari e le possibilità di cura dei pazienti. Questa iniziativa si inserisce in un progetto già avviato di ottimizzazione del tempo impiegato dagli operatori sanitari in attività non strettamente cliniche”.
 
• I ROBOT CHE ANALIZZANO LE EMOZIONI
Mentre Francesco Puja, Research Specialist for Distributed Robotics del laboratorio di Roma di Konica Minolta, struttura che si è occupata di installare l’intelligenza artificiale sui due androidi e di addestrali, aggiunge come le soluzioni studiate dal team utilizzino robot “con maggiori capacità cognitive. Il riconoscimento di attività e oggetti, l’analisi delle emozioni e del comportamento consentono ai robot di percepire l’ambiente, comprenderlo e comportarsi correttamente”.
 
Per Filippo Silva, R&D Strategy and Technology Manager del laboratorio di Roma di Konica Minolta questo è “solo all’inizio di una più ampia collaborazione di ricerca con le istituzioni mediche che in pochi anni potrebbe rendere la robotica per l’assitenza una risorsa diffusa negli ospedali e nelle case di cura”. L’obiettivo finale, aggiunge  “è di coordinare un numero maggiore di sistemi robotici e integrarli con sensori e sistemi di Internet of Things: estendere la percezione e il controllo automatico dell’ambiente consentirà agli operatori sanitari una maggiore attenzione per la cura del paziente e per la gestione delle strutture ospedaliere”.
 
“L’umanoide R1 è stato creato per essere utilizzato dal settore retail alla sorveglianza, dalla riabilitazione all’assistenza in ambito domestico ed ospedaliero”, spiega invece Giorgio Metta, vicedirettore scientifico dell’Iit e responsabile del progetto R1, e “questa collaborazione rappresenta uno dei passi che l’Istituto sta facendo per trasformare un prototipo di ricerca in un oggetto capace, davvero, di essere di aiuto nella vita quotidiana”.

Nel frattempo la struttura sanitaria di San Giovanni Rotondo è destinata a essere la prima, ma non certo l’unica visto che, con molta probabiità, si aggiungeranno altri ospedali italiani dove portare avanti la sperimentazione.


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Mario Calabresi
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