cibi sani, sport e social per battere la psoriasi  – Repubblica.it




Preferisce non indossare magliette a maniche corte, ma Ludovica Donati, 26 anni, di Bologna, è una ragazza ‘tosta’ e non si lascia demoralizzare dai segni che la psoriasi le lascia sulla pelle. Oggi lavora come volontaria presso la Fondazione Natalino Corazza che si occupa di psoriasi. A Psoline racconta la sua personale esperienza che condivide anche online attraverso il suo blog ‘My psodiary’.

La psoriasi si manifesta durante l’adolescenza
Soprattutto per le ragazze, gli anni dell’adolescenza sono quelli in cui si sta particolarmente attente all’aspetto fisico anche se ci si preoccupa soprattutto dell’estetica perché l’obiettivo è piacere. Ma  Ludovica, a 17 anni, ha dovuto confrontarsi con un problema diverso. Aveva appena cambiato scuola e frequentava il quarto anno di liceo quando le vennero delle macchie sul cuoio capelluto, sui gomiti e sulle ginocchia. “A quell’età non stiamo molto attenti ai dettagli del nostro corpo e a come questo si trasforma. E’ per questo motivo che all’inizio non avevo dato importanza a quelle macchiette bianche.
Poi però, a un certo punto, diventavano sempre più bianche, sempre più spesse. Capii che c’era qualcosa che non andava” racconta Ludovica. “Mi faceva male appoggiare i gomiti sul banco, mi grattavo la testa e sanguinavo. Allora sono corsa dai miei genitori e insieme ci siamo subito rivolti al dermatologo di famiglia il quale mi ha diagnosticato immediatamente la psoriasi in forma guttata”.

Dalla scuola al mondo del lavoro
Prima di lavorare in Fondazione Natalino Corazza, Ludovica ha lavorato per un periodo come supplente e tutor pomeridiano in un liceo di Bologna. “Gli studenti non mi hanno mai chiesto cosa avessi sulle braccia, non mi hanno mai giudicata. Era chiaro però che notassero qualcosa che non andava bene… era una pelle così diversa dalle altre…”, ci confida. “Oggi preferisco non indossare maglie a maniche corte né tanto meno scure perché si vedrebbe la psoriasi che dal cuoio capelluto ricade sulle spalle sembrando forfora”. Così, in ufficio cerca di indossare abiti comodi che non mettano in risalto la sua psoriasi. “Preferisco il cotone puro agli indumenti acrilici. E potrei scorticarmi viva se mettessi la lana a contatto con la mia pelle!”.

Notti insonni e la sensazione di dover stare sempre sull’attenti
Nella vita sociale e privata ti è mai capitato di essere guardata con occhio inquisitorio o curioso? “Spesso devo specificare che la psoriasi non è contagiosa”, ammette Ludovica. “Nemmeno nella mia vita privata sono mai stata giudicata anche se la malattia, soprattutto nella relazione di coppia, implica il doppio sforzo nel prendersi cura di sé stessi”. E, infatti, ci sono stati dei momenti difficili. “Mi è capitato di deprimermi a causa di questa malattia perché spesso faccio fatica a controllarla. A volte riposo male la notte perché sono ossessionata dal prurito e mi sveglio con delle piccole ferite nella pelle. La cosa più dolorosa è il non poter controllare la situazione. Stare sempre sull’attenti. Non sai mai quando ti può venire e quando può lasciarti un po’ di respiro”.

Cibi sani e sport
Attualmente Ludovica si sta curando solo attraverso farmaci topici ed utilizza uno shampoo e uno spray per la pelle che sono entrambi dispositivi medici e che le sono stati prescritti dal suo dermatologo. “Cerco di condurre una vita sano grazie all’alimentazione e allo sport che pratico quotidianamente. Non è facile prendersi cura di sé con costanza ma per noi psoriasici è un dovere verso noi stessi”, racconta.

La condivisione come terapia
Cosa diresti ad un paziente che ha appena scoperto di avere questa malattia? “Consiglierei di affrontare le cure prescritte dal dermatologo con la massima costanza e soprattutto con la massima positività di cui dispone. E’ importante, infatti, credere nelle cure che si affrontano e non buttarsi giù di morale. La psoriasi è una malattia e come tale non deve essere affrontata superficialmente”. E Ludovica ha trovato anche un altro mezzo che l’ha aiutata ad accettare la sua condizione ma soprattutto a volerla migliorare e poter essere d’aiuto a persone con il suo stesso problema. “Nel 2015 ho aperto un blog che si chiama “My Psodiary” e la pagina Instagram mypsodiary nella quale racconto la mia esperienza e come affronto quotidianamente la psoriasi. Non sono un medico ma racconto la mia personal esperienza, la condivido e così mi sento già meglio”, conclude sorridendo.



Have any Question or Comment?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *