Atalantamania: sono stati franchi, erano già al Franchi! | Serie A




C’è chi, dopo la seconda bruciante sconfitta nel giro di una settimana, ha parlato di fortuna. Se anche fosse, tra Nkouloue Kulusevski, ne hanno avuta certamente più loro. Ma non direi proprio che l’incontro è stato deciso da quello. A 24 ore dal match, mister Gasp rispondeva che “Nessuno di noi sta pensando alla partita di mercoledì contro la Fiorentina”, e poi, a nemmeno un’ora dal fattaccio, ammetteva che “Eravamo tutti con la testa al Franchi”. Peccato si siano portati dietro anche le gambe e la creatività. E gli unici Conti che tornano, è l’ex atalantino dopo 462 giorni lontano dal campo.
 
TESTA O (SANTA) CROCE- Un vero peccato, perché ieri la difesa aveva retto bene. Quasi tutto il primo tempo, quasi tutto il secondo, ha fregato il cavallo tra i due. Djimsiti, dopo alcuni errori degni di nota, è tornato titolare da migliore in campo. Belotti l’ha sognato tutta notte e non sono state certo ore d’oro. Masiello è stato il primo per palle recuperate, Mancini si è avvicinato tanto così all’ennesima zuccata da +3. E anche se questi ultimi sono rei di aver perso il secondo centro, la partita era già bella che andata. Perché c’è un’Atalanta che, sotto di tre gol, ne rimonta altrettanti alla Roma da Champions. Ma non era quell’Atalanta, e più che la testa già in Santa Croce, non c’era quel mordente, quella voglia di mangiare il mondo. Un Mondo che ieri è stato salutato con commozione, ma avrebbe tirato volentieri le orecchie alla sua Atalanta.
 
COLPA ITALIA- Con El Papu e de Roon out, già il match non partiva bene sulla carta, poi quell’inedito Castagne trequartista va a sbagliare il gol-partita. Ilicic che incanta ma poi si incarta, Zapata che con Nkoulouè una pantera in letargo e Kulusevski che fa dentro-fuori neanche avesse il pass ZTL. Le assenze hanno pesato, la Coppa di mercoledì anche, ma l’ago della bilancia l’ha deciso la stanchezza mentale. Questa Dea si era già rialzata dopo la batosta dell’eliminazione, e con due trampoli puntati al cielo. Quando tutto sembrava perso, aveva fatto la parte del leone, arrivando a far pronunciare agli addetti ai lavori l’innominabile competizione. E d’improvviso, al culmine della volata, si accorge che mancano ancora quattordici km, tre mesi di cammino e almeno venti punti da segnare sul contapassi, senza pit-stop: i podisti sono in agguato, il podio no.
 
DA(I) VINCI! – Forse davvero la Coppa, una gara nella gara di sole tre partite, può ridare alla Dea quella grinta necessaria a decidere le partite. Perché mercoledì sarà quasi una gara secca, visto che per il ritorno bisogna aspettare la Resurrezione. Ma se mercoledì dovesse già cadere, con tanto di cicatrici e cerotti in evidenza, sarà davvero dura rialzarsi ancora, una seconda volta. Se i nerazzurri sono al Franchi da ieri, lì devono restare. E se ancora cadessero alla tentazione di pensare alla gara dopo, non si potranno più sbagliare, sempre della Fiorentina si tratta. Serve almeno un gol in trasferta all’ombra degli Uffizi perché l’Annunciazione di da Vinci sia più del titolo di un dipinto.